Sulle tracce del bue muschiato nella selvaggia tundra norvegese.

Bue muschiato, il re della tundra arriva direttamente dall’era glaciale

Fotografare il bue muschiato in inverno non è stata un’impresa facile. Nel parco nazionale del Dovrefjell, in Norvegia, sono le sei e trenta di mattina ed è ancora buio. Il termometro della macchina segna -20° quando raggiungo l’imbocco del sentiero. Inizio il lungo cammino sulla neve ghiacciata che scricchiola a ogni mio passo. L’aria gelata mi brucia le narici. Raggiungo il grande pianoro dove vive il bue muschiato, un animale che arriva direttamente dall’era glaciale. Il paesaggio è surreale. La luna piena, bassa all’orizzonte, rischiara il cammino con la sua luce argentea. Alle mie spalle inizia ad albeggiare e i colori caldi irrompono sull’altopiano. La vasta distesa della tundra norvegese è completamente ricoperta di bianco e lentamente le cime delle montagne si tingono di un tenue rosa pastello. Un’improvvisa folata di vento gelido mi sferza il viso. E’ come se mille aghi mi avessero trafitto. Col binocolo osservo l’altopiano. Mi focalizzo su quelli che, a prima vista, sembrano dei massi conficcati nella neve. Ho trovato un piccolo gruppo di buoi muschiati che pascola tranquillo su una collina. E’ il primo incontro con questo stupendo animale. Inizio a camminare lentamente verso di loro, con l’attrezzatura fotografica dentro lo zaino che sembra pesare più del solito.

Il bue muschiato è un reduce dell’era glaciale | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Verso il Parco Nazionale del Dovrefjell in Norvegia

Sinceramente non ero del tutto convinto d’intraprendere questa breve impresa per fotografare il bue muschiato. Arrivavo da due viaggi stancanti, ChernobylBerlino, e non ero certo al massimo della forma. Vedere e fotografare il bue muschiato è stato un sogno che ho tenuto per troppo tempo nel cassetto. Così all’ultimo momento, ho prenotato i biglietti aerei per raggiungere degli amici a Trondheim. E’ stato un lungo viaggio, con tre aerei e due scali per un totale di otto ore. Ma non è finita perché ci vogliono ancora quattro ore di macchina per raggiungere la parte bassa del parco, seguendo la lunga strada ghiacciata verso sud che costeggia il Dovrefjell.

La strada che costeggia il parco nazionale del Dovrefjell | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Il parco è stato istituito nel 2002 e ha un’estensione di 170 chilometri quadrati. Il Dovrefjell è di grande interesse naturalistico perché rappresenta uno spaccato fedele della fauna e della flora tipiche delle regioni pre polari. Le temperature in inverno sono molto rigide e gli altopiani norvegesi sono famosi per il forte vento che compare all’improvviso. Questa è la terra del bue muschiato, un animale che abitava la terra durante l’era glaciale insieme alle renne e ai mammut.

L’ingresso del Dovrefjell nei pressi di Dombås | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

I torrenti impetuosi del parco nazionale del Dovrefjell sono ricoperti da uno spesso strato di neve | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Primo giorno: finalmente il bue muschiato!

E’ mattina presto e fuori è ancora buio quando arrivo all’imbocco del sentiero vicino a Dombås. Scendo dalla macchina per finire di prepararmi e ho subito due brutte sorprese. La lampada frontale, che avevo scrupolosamente controllato prima della partenza, non funziona. Penso alle batterie scariche ma, anche utilizzando quelle nuove, il risultato non cambia. Pazienza, la luna illumina quanto basta il paesaggio e nei tratti più bui userò la torcia del cellulare per camminare in sicurezza. La seconda sorpresa è ben più grave della prima: l’attacco anteriore della ciaspola sinistra è rotto e questo è un grosso problema. Stringo al massimo l’attacco posteriore ma non risolvo nulla. Provo a camminare solo con la ciaspola destra ma la gamba sinistra sprofonda fino all’inguine. Il sentiero è ricoperto di neve fresca e bisogna aprire la pista. No, così non va. Dopo qualche centinaio di metri sono già troppo stanco e sudato. Indosso nuovamente la racchetta da neve e fortunatamente riesco a fissare con una cinghia in cordura l’attacco rotto. Lo scarpone non è molto saldo ma almeno riesco a camminare.

I paesaggi illuminati dalla luna sembrano infiniti | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

La salita in mezzo al bosco di betulle e piante di mirtillo sommerse dalla neve dura circa mezz’ora. Il paesaggio poi cambia radicalmente, con il sentiero che fiancheggia brulle montagne imbiancate. Il sole non è ancora sorto e il momento prima dell’alba dona alla neve bellissime sfumature che vanno dal blu all’azzurro. Il terreno qui è ricoperto da una crosta ghiacciata e le racchette da neve sono fondamentali per riuscire a camminare. L’altopiano è un’infinita distesa bianca, sembra di camminare sulla luna. Inizio a scrutare l’orizzonte col binocolo. A grandi distanze non è facile individuare il bue muschiato, trovarlo è una sfida.

Il Dovrefjell è suddiviso in due parchi distinti: il Dovre e il Dovrefjell-Sunndalsfjella | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Le immagini di Vincent Munier sono sempre state una grande fonte d’ispirazione per fotografare il bue muschiato nel periodo invernale | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Il sole è ormai sorto, anche se in lontananza arrivano nubi minacciose. Le condizioni climatiche cambiano di continuo nei pianori norvegesi. Fortunatamente trovo in poco tempo un piccolo branco vicino a una collina. Inizio cautamente ad avvicinarmi. Gli animali sembrano tranquilli. Quando inquadro nel mirino il mio primo bue muschiato, sono talmente emozionato che dimentico di controllare le impostazioni della Canon 5DIV. Purtroppo alcune foto saranno mosse e le dovrò buttare. L’emozione diventa ancora più forte quando due grandi maschi si fronteggiano faccia a faccia, con lo sguardo fisso l’uno sull’altro. Questo momento lo aspettavo da molto tempo. Le rigide condizioni ambientali mi mettono a dura prova mentre sono fermo a fotografare. Lo sforzo eccessivo della camminata senza la racchetta da neve mi ha fatto sudare più del dovuto. Le temperature si sono abbassate e il freddo pungente mi ghiaccia la schiena. Devo muovermi. Sento le mani e i piedi congelati. Sto perdendo sensibilità e l’unico modo per scaldarsi è iniziare nuovamente a camminare.

Nel parco norvegese si possono contare poco più di un centinaio di esemplari di bue muschiato | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Le strade e soprattutto le ferrovie sono i principali pericoli per questi grandi erbivori | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Il bue muschiato scava fra la neve con gli zoccoli per trovare i muschi e i licheni di cui si nutre | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Due maschi che si fronteggiano | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Secondo giorno: un tramonto spettacolare

Il termometro segna -20° quando esco da casa alle 6:20 del mattino per raggiungere un’entrata secondaria del parco nazionale del Dovrefjell. Questo sentiero è meno impegnativo perché quasi tutto in piano, a parte una leggera salita iniziale. Il cielo è colmo di stelle. Quando raggiungo il pianoro, il sole deve ancora spuntare all’orizzonte. La sfumatura di luce rosata proiettata sulle montagne ne preannuncia la comparsa. Mentre cammino sul ghiaccio, avvolto nel silenzio, riesco chiaramente a percepire l’essenza della notte e del tempo che scorre. All’improvviso il richiamo delle pernici mi fa capire che il buio sta per lasciare il posto alla più rassicurante luce del giorno.

Ci vuole una buona dose di resistenza per camminate tutto il giorno in queste distese selvagge nella speranza di avvistare il bue muschiato | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Il parco nazionale del Dovrefjell è l’unico posto in Norvegia dove si può ammirare il bue muschiato (muskox) | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Gli altopiani del Dovrefjell si trovano sui mille metri di quota | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Mentre mi dirigo verso un piccolo gruppo di buoi muschiati, noto le tracce di diversi animali che abitano questo sperduto angolo di tundra: volpi, lepri e pernici. Per un attimo riesco persino a vederne qualcuno durante una fugace apparizione. Venti gelidi spazzano l’altopiano. La temperatura si assesta sui -10° e finché cammino, mi sento piuttosto bene. Dopo aver fotografato i buoi muschiati per un’ora, inizio a soffrire il freddo e sento nuovamente l’esigenza di muovermi. Tiro fuori dallo zaino un thermos colmo di the caldo. Ne bevo avidamente due bicchieri mentre una gradevole sensazione di benessere pervade tutto il corpo.

La pelliccia di colore bruno scuro arriva quasi a toccare terra e serve per far scorrere via la pioggia e la neve. Il soffice sottopelo più chiaro mantiene stabile la temperatura corporea | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

La parte centrale del dorso è più chiara rispetto al resto del mantello | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Le rigide condizioni ambientali mi mettono a dura prova ma non sembrano minimamente preoccupare il bue muschiato | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Il folto mantello del bue muschiato serve per proteggerlo dal freddo e impedire che congeli in mezzo alla tundra ghiacciata | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Perlustrando il territorio, noto un altro piccolo branco ai piedi di una montagna. Una situazione perfetta per scattare qualche foto ambientata. Mi metto in marcia ma quando raggiungo il gruppo, scopro che questi buoi sono molto pigri e non hanno molta voglia di muoversi, lasciandomi pochi spunti fotografici. Gli altopiani centrali della Norvegia sono l’habitat ideale del bue muschiato. Le popolazioni più numerose vivono in Alaska, Canada e Groenlandia. Il bue muschiato [Ovibos moschatus], un imponente erbivoro artico, viveva in Norvegia migliaia di anni fa prima di estinguersi definitivamente dopo l’ultima era glaciale. Nel 1931 furono reintrodotti senza successo alcuni esemplari dalla Groenlandia, decimati a causa della caccia intensiva. La seconda reintroduzione avvenne a metà del 1900, questa volta con successo. Lo stesso è stato fatto in alcune zone della Svezia e della Russia. Le politiche di reintroduzione e tutela hanno evitato la totale estinzione del bue muschiato, un vero e proprio reduce dell’era glaciale.

Entrambi i sessi hanno grosse corna ricurve verso il basso e che si rialzano alle estremità | Canon 5DIV, Canon 70-200mm f/4 Lis

Quando un branco è minacciato si dispone nella tipica posizione di difesa a cerchio, con la testa rivolta verso l’esterno e con i cuccioli che rimangono protetti nella parte più interna | Canon 5DIV, Canon 70-200mm f/4 Lis

Il suo nome deriva dal caratteristico odore di muschio emanato dal folto mantello, aroma che s’intensifica durante il periodo degli amori. La pelliccia gli consente di resistere alle basse temperature isolandolo dal freddo e dal vento. Hanno un sottopelo morbido e finissimo chiamato Qiviut, otto volte più leggero e caldo della lana di pecora. Il bue muschiato è un animale all’apparenza tranquillo ma, se non si rispetta la giusta distanza di sicurezza, può diventare piuttosto nervoso. A dispetto della sua stazza correre molto veloce quando carica. L’ente del parco consiglia di tenere una distanza di almeno duecento metri dagli animali. Mi è capitato più di una volta che un maschio agitato sbuffasse guardandomi fisso negli occhi. In una situazione simile è meglio allontanarsi lentamente. Il bue muschiato si nutre principalmente di muschi, licheni, erba e radici. Nel periodo invernale predilige le zone spazzate dal vento dove lo strato di neve è più sottile. Per trovare da mangiare scava nel ghiaccio con le corna e le zampe.

I fotografi naturalisti operano spesso in ambienti inospitali per portare a termine un progetto fotografico | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

La dura legge della tundra norvegese, un ambiente duro e spietato | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Ritorno verso il primo branco, che nel frattempo si è spostato di poche centinaia di metri. Mentre lo raggiungo, il sole inizia a calare e avvolge il paesaggio con una calda luce dorata. Il vento soffia con tale ferocia che muoversi diventa faticoso. Folate di ghiaccio spazzano l’altopiano, tanto che devo indossare la maschera dell’Oakley per proteggere il viso. All’improvviso una piccola bufera scuote il mantello dei buoi muschiati, ma loro non sembrano neanche accorgersene. A terra il vento crea delle vere e proprie onde che scintillano in controluce come tante paillettes. I raggi di sole filtrano dalle nuvole creando una luce straordinaria. Rimango talmente incantato da questo magnifico tramonto che non mi accorgo dal freddo fino a quando il sole tramonta definitivamente dietro a una montagna.

Un maschio mi fissa mentre cerca da mangiare fra la neve | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Il bue muschiato non teme il vento ghiacciato che spazza incessante la tundra | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Per ottenere questo particolare mood ho fotografo il soggetto in controluce utilizzando il teleobiettivo senza paraluce | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

L’ultima foto ai buoi muschiati mentre il sole sta per calare dietro la montagna | Sony A7II, Sony FE 16-35mm f/4 ZA OSS Vario Tessar T*

Recentemente la Norvegia ha inserito il bue muschiato nella lista delle specie alloctone perché reintrodotto dopo troppo tempo dalla prima estinzione. Gli scienziati parlano di attuare politiche di contenimento che, detto in parole povere, significa aprire la caccia a questo stupendo animale. Il parco del Dovrefjell è però considerato la casa del bue muschiato e da esso dipendono molte attività commerciali legate a questo particolare turismo che andrebbero in crisi. Il breve viaggio alla ricerca del bue muschiato è stato un’esperienza fantastica. Ho camminato per ore in mezzo alla tundra norvegese senza mai vedere anima viva, accompagnato per tutto il tempo dalla bellezza della natura.

Qualche consiglio su come affrontare le basse temperature durante un’escursione nella tundra

La conoscenza delle regole non scritte della montagna aiuta a superare le difficoltà di un’escursione a basse temperature, senza che questa diventi un terribile incubo. Lo sport invernale, come un’escursione con le racchette da neve, è un’esperienza emozionante solamente se si è ben preparati contro il freddo. Le ciaspole (racchette da neve) sono uno strumento di facile utilizzo, indispensabile per inoltrarsi nei sentieri ricoperti di neve fresca o ghiacciati. Per l’alimentazione non esistono regole fisse: le esigenze variano da persona a persona ma, in generale, la colazione andrebbe consumata almeno un’ora prima dell’esercizio fisico. Pane e marmellata o uova sono ottimi candidati per avere energia sufficiente da spendere durante tutta la giornata, accompagnati da una bevanda calda che favorisca la digestione. Lo stretching andrebbe fatto prima dell’attività sportiva per evitare piccole contratture, ma io preferisco farlo a fine escursione dedicandomi agli allungamenti sotto una bella doccia calda. Asciugare bene i capelli col fon aiuta a prevenire dolori cervicali e possibili malanni dovuti al freddo.

Un adeguato abbigliamento tecnico è essenziale per affrontare le rigide temperature norvegesi

Per quanto riguarda l’abbigliamento, utilizzo quattro strati secondo le temperature e le condizioni meteo:

  • Il primo strato tecnico, quello a contatto con la pelle, è il più importante e dev’essere caldo e morbido. In questo caso preferisco maglia e calzamaglia in lana merino. In alternativa uso anche le maglie tecniche della Odlo.
  • Il secondo strato è composto da un paio di pantaloni tecnici e un pile in materiale termico e traspirante, entrambi Montura o Ferrino. In casi estremi utilizzo dei pantaloni da snowboard, ma solo se le temperature sono molto rigide.
  • Come terzo strato utilizzo o un piumino o un guscio anti vento della Montura.
  • Il quarto strato è utile quando rimango fermo per fotografare il bue muschiato. Indosso sempre il guscio anti vento sopra il piumino per proteggermi dalle temperature gelide.

I problemi maggiori sorgono quando ci si ferma per molto tempo. Mentre camminiamo, il corpo si scalda e di conseguenza distribuisce calore anche alle estremità. Un altro elemento essenziale dell’equipaggiamento per basse temperature è un paio di scarponi invernali da usare con le solette termiche monouso. In questo modo i piedi rimangono sempre caldi. Bisogna riparare anche la testa con una berretta di lana o di pile e le mani con un paio di leggeri sotto guanti da indossare assieme a quelli tecnici. Uno scalda collo in lana merino è molto comodo e utile anche per coprire la bocca e riscaldare l’aria fredda che inspiro. Le ghette sopra i pantaloni e gli scarponi invernali mantengono asciutta la parte bassa delle gambe. Il freddo inibisce lo stimolo della sete quindi bisogna ricordarsi di idratarsi spesso con una bevanda calda trasportata all’interno di un buon thermos.

Fotografare il bue muschiato implica lunghe ore di marcia e una buona forma fisica | Canon 5DIV, Canon 300mm f/2.8 Lis

Ho passato qualche splendido giorno sulle montagne norvegesi fotografando il bue muschiato, utilizzando la Canon 5DIV con il 300mm f/2.8, il 70-200mm f/4 e il moltiplicatore di focale 2X. Per le foto al paesaggio ho usato la solita accoppiata Sony A7II con il 16-35mm f/4. E’ stata la prima volta che ho utilizzato la Sony A7II in un ambiente molto freddo e nel complesso le batterie, sia quelle originali sia quelle compatibili, mi hanno un po’ deluso. Durante una giornata di fotografia a -10°, usando la Sony esclusivamente per foto paesaggistiche, sono riuscito a scaricare ben tre batterie. Le batterie della reflex Canon invece non mi hanno dato problemi e difficilmente arrivavo a scaricarne una seconda durante la giornata. Anche il cellulare iPhone 7 si scaricava rapidamente, nonostante lo abbia tenuto il più possibile al caldo nelle tasche interne.

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