03/02/2014

La strada alpina del Grossglockner e le marmotte curiose

Ho percorso la strada alpina più famosa del mondo, La Grossglockner HochAlpenstrasse, alla ricerca delle marmotte. Ecco com’è andata.

La Grossglockner HochAlpenstrasse è la strada alpina più affascinante e famosa d’Europa che si snoda lungo quarantotto chilometri all’interno del parco nazionale austriaco degli Alti Tauri e unisce Fusch alla piccola la cittadina di Heiligenblut da aprile fino ad ottobre. Ho scelto questo incantevole scenario per fotografare la marmotta, il simpatico roditore che abita nei prati alpini. Consiglio di informarsi sullo stato della strada alpina sul sito ufficiale prima di pianificare un viaggio al Grossglockner.

Il Grossglockner con i suoi 3798 m è la montagna più alta dell’Austria | Canon 7D, Sigma 10-20 f/3.5

Grossglockner – dove dormire

Cercando sul sito Booking.com ho trovato un’ottima sistemazione a Heiligenblut, una tranquilla cittadina della Carinzia a pochi minuti di macchina dal casello sud della Grossglockner HochAlpenstrasse. Nonostante il paesino sia di modeste dimensioni offre una vasta scelta di hotel e ristoranti. Ho preferito il Panoramahotel Lärchenhof perché ha camere spaziose e confortevoli. Il panorama è proprio da cartolina con il grande campanile immerso fra i boschi che si staglia contro la cima del Grossglockner.

Heiligenblut è in una posizione spettacolare alla fine di una lunga vallata | Canon 7D, Sigma 18-50mm f/2.8

Il Panoramahotel Lärchenhof è un’ottima sistemazione con spaziose camere arredate in legno, calde e accoglienti. Dopo un’intensa giornata estiva di trekking e passeggiate, la sera è un piacere riposare al fresco nell’ampio balcone con vista panoramica sui crinali alpini. L’hotel offre Wi-Fi in tutta la struttura e servizio di noleggio biciclette, entrambi gratuiti. Il ristorante più suggestivo è il “Die Casa” perché dalla terrazza è possibile ammirare uno spettacolare tramonto, anche se la cucina non è nulla di particolare.

Le accoglienti camere in puro stile austriaco del Panoramahotel Lärchenhof | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

Molti alberghi con un soggiorno minimo di due notti regalano la Nationalpark Kärnten Card. Questa carta, oltre a concedere numerosi vantaggi e riduzioni, comprende l’accesso gratuito alla strada alpina. Il pedaggio di un’intera giornata costa 32 euro per un’automobile, mentre l’abbonamento mensile costa 49 euro. Heiligenblut è un ottimo punto di partenza per le escursioni. Oltre alla strada alpina del Grossglockner, partono numerosi sentieri che conducono a cascate, laghetti e cime alpine. Inoltre con la macchina è facile spostarsi per raggiungere le vicine cittadine e i castelli che riempiono il vicino Tirolo.

Lo splendido paesaggio della Carinzia orientale | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

La strada del Grossglockner è stata costruita negli anni ’30 e si snoda lungo trentasei tornanti dai quali si può ammirare lo stupendo panorama alpino circondato da vette che superano i 3.000 metri. Durante gli orari di punta la strada è molto trafficata e bisogna prestare molta attenzione. La Grossglockner Alpenstrasse è la meta preferita di tantissimi motociclisti dalla guida un po’ troppo sportiva, grazie al suo divertente tracciato con tante curve e dall’asfalto sempre in ottime condizioni.

Rifugio Kaiser-Franz-Josefs | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

Dopo il casello sud la strada prosegue fino a una deviazione. Andando a sinistra si raggiunge il rifugio sulla cima Kaiser-Franz-Josefs a 2.365 metri dove termina la strada. Nella NationalParkplatz (Piazza Parco Nazionale) c’è un ampio parcheggio multi piano gratuito con armadietti a disposizione dei motociclisti, il centro visite con museo, ristoranti, negozi di souvenir e l’osservatorio Swarovski. Il primo impatto purtroppo non è dei migliori perché l’eccessivo utilizzo del cemento per costruire l’enorme complesso deturpa il fianco della valle. Inoltre durante i giorni estivi la cima Kaiser-Franz-Josefs è molto affollata, in particolare verso l’ora di pranzo.

Il panorama dalla cima Kaiser-Franz-Josefs lascia senza fiato | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

Dal belvedere si può ammirare anche la cima Johannisberg e il ghiacciaio Pasterze, il più esteso delle Alpi orientali. I ghiacciai si formano quando le temperature estive non riescono a sciogliere la neve caduta in inverno, che si accumula di anno in anno. A causa però del riscaldamento globale il limite inferiore delle nevicate si alza costantemente con la progressiva riduzione dello strato nevoso a bassa quota. Purtroppo negli ultimi 150 anni il ghiacciaio Pasterze si è ritirato e ridotto della metà.

La grande lingua glaciale del ghiacciaio Pasterze | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

Dalla cima Kaiser-Franz-Josefs partono numerosi percorsi. Il bel sentiero panoramico Gamsgrube, che prima passa attraverso sei gallerie scavate all’interno della montagna poi tutto allo scoperto, porta alle cascate Winkelkees, mentre una breve passeggiata che parte alle spalle del parcheggio conduce fino all’osservatorio Swarovski. Per i più esperti una via ferrata porta ai piedi del ghiacciaio Pasterze e al lago artificiale Margaritze. Per chi non ha abbastanza esperienza da affrontare la ferrata una funicolare a pagamento consente di saltare la parte più difficoltosa del tragitto.

Lasciata la cima Kaiser-Franz-Josefs e tornando indietro fino alla prima deviazione, la Grossglockner Hochalpenstrasse prosegue a destra verso Fush. Dopo sette chilometri si attraversa il traforo Hoctor che a quota 2.504 metri segna il confine fra la Carinzia e la regione del Salisburgo. La strada continua poi a salire passando per terrazza panoramica Fuscher Torl fino alla cima Edelweiss a 2.571 metri. E’ il punto più alto raggiungibile in auto o in moto con uno stretto pavé lungo due chilometri pieno di tornanti.

La foto al traforo Hoctor è un rito immancabile per motociclisti e turisti | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

La spettacolare piazzola panoramica della Cima Edelweiss con tanto di Biker Point | Canon 7D, Samyang 8mm fish eye

Nel comprensorio del Grossglockner la fauna alpina del parco nazionale degli Alti Tauri è molto varia e gli animali che si possono facilmente osservare sono marmotte e stambecchi, oltre a gracchi, fringuelli alpini e una gran varietà di farfalle e insetti.

Fringuello alpino [Montifringilla nivalis] | Canon 7D, Canon 300mm f/2.8, molti 2X

Lo stambecco [Capra ibex]

Lo stambecco [Capra ibex] è diffuso in tutto l’arco alpino ed è facile vederlo verso sera quando si esibiscono in spettacolari lotte. I maschi sono dotati di corna permanenti, la loro crescita si blocca ogni inverno generando un anello più spesso e ben visibile. Grazie alla conta di questi anelli è possibile risalire facilmente all’età dell’animale. Quando gli stambecchi sono in gruppo bisogna fare attenzione alle pietre smosse che rotolano pericolosamente a valle.

All’inizio della primavera lo stambecco inizia la muta del mantello che cade a ciuffi | Canon 7D, Canon 300mm f/2.8, molti 2X

Lo stambecco è un ottimo scalatore e il suo habitat è la zona rocciosa sopra i boschi alpini | Canon 7D, Canon 300mm f/2.8, molti 2X

La marmotta [marmota marmota]

La marmotta [marmota marmota] è un roditore abituato a vivere nel difficile ambiente alpino: passa sei mesi all’anno rinchiusa nella sua tana in letargo, da ottobre a marzo, periodo durante il quale per sopravvivere, riesce a rallentare il suo metabolismo, abbassando la temperatura corporea e i battiti del cuore. La tana è un’intricata rete di cunicoli e camere sotterranee e ha un ruolo fondamentale nella vita della marmotta. E’ il posto più sicuro dove partorire i cuccioli e allattarli, serve per resistere al gelo invernale e come rifugio in caso di pericolo.

Una bella marmotta curiosa | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

La marmotta è un animale territoriale, che marca e difende il proprio territorio. Per la difesa ha adottato un metodo semplice ma ingegnoso: la prima marmotta che si accorge di un possibile pericolo si erge sulle zampe posteriori emettendo dei fischi. Un solo fischio vuol dire che la minaccia arriva dall’alto (spesso è un’aquila), più fischi rappresentano una minaccia che arriva da terra (come ad esempio una volpe o una persona). La differente intensità e durata dei fischi, serve agli altri individui per capire la distanza del pericolo.

La marmotta alpina è stata reintrodotta con successo nel comprensorio del Grossglockner | Canon 7D, Canon 300mm f/2.8

Alcuni esemplari sembrano mettersi in posa per essere fotografati | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

Marmotta – come fotografarla

La marmotta è un animale generalmente diffidente e timoroso nei confronti dell’uomo. Passeggiando per i prati alpini mi è capitato molte volte di sentire i fischi delle sentinelle impaurite che, con un guizzo veloce, sparivano nelle tane. Altre volte le ho osservate da lontano fotografandole col teleobiettivo. Questa volta ho voluto dedicare con tranquillità un paio di giorni a questi simpatici roditori. Il mio obbiettivo era di fotografare le marmotte col grandangolo immerse nella splendida cornice delle Alpi, per ottenere inquadrature diverse dal solito.

Per prima cosa mi sono informato su internet cercando una località appropriata per fotografare le marmotte e ho scelto il Grossglockner come possibile meta. Una volta arrivato sul posto ho subito capito che se volevo avere qualche speranza di incontrare da vicino i piccoli roditori alpini dovevo arrivare sul posto la mattina presto o fermarmi fino al tramonto, quando la maggior parte dei turisti non è ancora arrivata o è già andata via.

Lasciando da parte la zona più affollata del belvedere, ho cercato nei sentieri meno battuti fra il parcheggio e la terrazza panoramica del bar. Una volta individuato quali fossero gli esemplari più confidenti mi sono seduto tranquillo nei pressi delle tante e le marmotte, appurato che non costituivo un pericolo, si sono avvicinate curiose arrivando perfino a rovistare fra gli zaini.

Per fotografare le marmotte è essenziale non aver fretta e muoversi lentamente evitando gesti bruschi | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

A questo punto ho scattato tranquillamente col Sigma 10-20mm a pochi centimetri dal loro musetto senza adottare particolari accorgimenti tranne quello di evitare movimenti troppo bruschi e veloci per non spaventarle. Per alcune foto ho utilizzato comunque anche il Canon 300mm per isolare e far risaltare maggiormente il soggetto.

Gli esemplari abituati all’uomo si lasceranno avvicinare a pochi centimetri senza mostrare segnali di stress | Canon 7D, Sigma 10-20mm f/3.5

Da come si comportavano, le marmotte erano sicuramente abituate alla presenza dell’uomo e a ricevere cibo. E’ bene ricordare che non bisogna assolutamente mai dare da mangiare agli animali selvatici. Mi è capitato diverse volte di notare turisti che gettavano dal belvedere pezzi di pane o di banana, attirando le marmotte il più vicino possibile per cercare inutilmente di scattare con le loro fotocamere compatte da decine di metri di distanza.

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