Ex stabilimento Bugatti Automobili, la fabbrica dei sogni

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Stabilimento bugatti automobili

Visitare l’ex stabilimento della Bugatti Automobili spa significa rivivere un importante pezzo di storia automobilistica italiana. In questa fabbrica si costruivano le automobili più veloci del mondo. Era il sogno di Romano Artioli, un imprenditore italiano che acquisì il marchio Bugatti nel 1987. Artioli incaricò l’architetto Giampaolo Bendini di costruire uno stabilimento che fosse all’avanguardia, sia a livello architettonico sia tecnologico, come le automobili che aveva intenzione di produrre. Nel 1993 l’imprenditore riuscì ad acquisire anche il marchio Lotus. L’Elise fu progettata e sviluppata interamente in questo stabilimento. Artioli è stato il primo concessionario Ferrari in Europa ma, dopo l’acquisizione del marchio Bugatti, Enzo Ferrari interruppe ogni rapporto con lui.

Bugatti
Il moderno palazzo di vetro della sede amministrativa e dirigenziale della Bugatti | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Il sogno di Romano Artioli durò veramente poco, a causa del fallimento della Bugatti Automobili nel 1995. Sommersa dai debiti, la fabbrica di Campogalliano fallì ufficialmente il 23 settembre 2015. Un curatore fallimentare fu incaricato dal tribunale di vendere tutto il possibile per sanare i debiti verso i fornitori. Cercò anche di accaparrarsi il marchio Bugatti, ma senza ottenere risultati. Artioli vendette il marchio al gruppo Volkswagen. Era così smisurato il suo amore per la Bugatti che prese questa decisione per non far morire il marchio. Nei siti ufficiali di Lotus e Volkswagen a causa del fallimento, non è mai menzionata la parentesi italiana di Campogalliano.

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L’adesivo che copre l’ovale rosso e bianco si sta staccando e il glorioso marchio lentamente riaffiora sul muro | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Entrare nello stabilimento della Bugatti Automobili, non si può considerare propriamente urbex. Nella visita ci accompagna il custode Ezio Pavesi con suo figlio. Ezio, un tempo dipendente dell’azienda, si occupa ancora oggi di mantenere in vita lo stabilimento per quanto gli è possibile. I locali purtroppo iniziano a risentire del passare del tempo e del terremoto che colpì l’Emilia del 2012. Ezio deve combattere giornalmente contro le numerose crepe e le infiltrazioni d’acqua che segnano indelebilmente la storica fabbrica.

Bugatti stabilimento automobili
Lo stabilimento aveva forme all’avanguardia per gli anni novanta | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

La visita guidata inizia dall’esterno ammirando le forme avveniristiche e audaci degli edifici, ognuno diverso dall’altro. Si prosegue all’interno della zona di produzione. Dopo il fallimento purtroppo non è rimasto praticamente nulla dentro lo stabilimento. Oggi la Bugatti Automobili è come un guscio vuoto, tenuto in vita grazie alle amorevoli cure del suo custode. Attraverso l’aiuto di fotografie ormai sbiadite, Ezio e suo figlio iniziano a raccontare il glorioso passato della casa automobilistica.

Automobili
Il figlio del custode Ezio illustra ai visitatori le caratteristiche del reparto produzione | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

L’ampiezza degli spazi dell’area produzione e la luminosità dei locali lasciano stupiti, grazie alle numerose vetrate che arrivano fino a terra. Alla fine di ogni turno, racconta Ezio, gli operai mettevano da parte i loro carrelli porta utensili e pulivano le proprie postazioni. La visita prosegue passando per la zona di tornitura dei motori. Dove una volta c’erano i banchi di lavoro, ora rimangono solo i trucioli metallici.

Bugatti automobili
Tutti gli edifici sono caratterizzati da una grande attenzione per l’illuminazione naturale | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Bugatti automobili stabilimento
Ogni operaio aveva a disposizione la sua colonnina di distribuzione ancora oggi perfettamente conservate | Sony A7II, Leica 35mm lux ASPH

Gli operai della Bugatti erano dei veri e propri artigiani, in grado di realizzare e costruire una supercar dal nulla grazie alle loro sapienti mani. All’interno della fabbrica nulla era robotizzato e automatizzato. Costruire una Bugatti era un obiettivo ambizioso, realizzato grazie a tecnici provenienti dalla Ferrari, Maserati e Lamborghini.

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Qui erano costruiti i motori V12 più veloci del mondo | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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Tutti i calendari sono fermi al quel fatidico settembre del 1995 | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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Sviluppo Motori 13. Purtroppo alcuni locali sono allagati a causa delle numerose infiltrazioni | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Dalla zona di produzione si passa al locale mensa. Prima di salire le scale, Ezio ci fa notare un vero e proprio oggetto di antiquariato. La porta originale in legno della prima fabbrica Bugatti a Molsheim è proprio davanti ai nostri occhi, sfuggita alla furia del curatore fallimentare. La mensa è un altro grande spazio luminoso dove anche ai clienti più importanti faceva piacere pranzare assieme agli operai.

Stabilimento bugatti
Hic sunt leones che tradotto in italiano significa “qui ci sono i leoni”, solo un manipolo di persone speciali poteva realizzare il sogno della Bugatti EB110 | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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Come tutto lo stabilimento, anche la zona della mensa era curata nei minimi dettagli | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Dopo la mensa, è tempo di visitare la zona prova motori e quella per la trasmissione nei due vistosi edifici, uno blu e l’altro bianco. Qui erano eseguite le ultime prove e regolazioni della macchina prima del test nella piccola pista dietro lo stabilimento. La macchina era portata a 150 chilometri orari, venivano testati freni e assetto nella chicane del circuito.

Fabbrica bugatti
L’edificio bianco era la sede del reparto prova motori | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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I primi prototipi erano disegnati da Gandini ma ricordavano troppo lo stile Lamborghini | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

La supercar EB110 fu prodotta in circa 150 esemplari. Era la prima automobile prodotta in serie ad avere il telaio in fibra di carbonio, fornito dalla ditta francese Aerospatiale. Il cuore della EB110 è un motore V12 con 3.500 di cilindrata che, unito alle quattro turbine, erogava una potenza tra i 560CV e i 610CV. Tutta quella potenza era gestita dalla trazione integrale permanente. La Bugatti era la macchina dei record. Oltre a essere la vettura più veloce del mondo (record successivamente infranto dalla McLaren F1 stradale), è stata costruita una versione a metano che ha segnato una velocità leggermente superiore di quella a benzina. Nel 1995 stabilì anche il record del mondo su ghiaccio.

Bugatti fabbrica
L’edificio blu con i principali sponsor della Bugatti era dedicato al reparto prova | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Bugatti urbex
Una volta in questa stanza c’era il banco prova sui rulli | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Oltre alla Bugatti 110 GT, fu prodotta in numero ancora più limitato la EB110 Super Sport. Questa versione portava all’estremo il concetto di sportività, eliminando ogni accessorio superfluo. La trazione era posteriore, per diminuire il peso complessivo della vettura. Questa era la versione più potente con motore da 610CV. Il piano aziendale per risanare la Bugatti prevedeva il lancio di un nuovo modello, la EB112. Sono stati costruiti solo due esemplari equipaggiati con lo stesso motore V12 della EB110. La nuova Bugatti non entrò mai in produzione a causa dei numerosi rinvii fino al fallimento del 1995. Era in progetto anche una versione cabrio, ma non vide mai la luce neanche a livello di prototipo.

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Il modello della EB110 più accessoriato costava oltre un miliardo delle vecchie lire | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Dopo aver visitato la zona produzione, Ezio accompagna i visitatori nella sede amministrativa e progettuale dello stabilimento Bugatti. Si accede dall’entrata dei dipendenti perché quella principale è ricoperta dalla vegetazione e ormai inaccessibile. Il primo locale in cui si entra è grande hall con la reception. Sulla desta si accede nell’edificio a forma cilindrica. Il locale indubbiamente più impressionante è il grande salone rotondo al piano terra. Era dedicato ai grandi eventi, come l’esposizione della EB110 quando la Bugatti riceveva visite importanti o le cene di natale. Serviva anche da show-room e ancora oggi ci sono i manifesti dell’epoca.

Ex stabilimento bugatti
Nel desk della reception ora regna il caos | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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La sala dell’allarme dietro la reception | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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Il grande e luminoso salone era il cuore dello stabilimento. Da solo vale la visita alla fabbrica! | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Urbex bugatti campogalliano
Gli unici pezzi del motore di una EB110 rimasti all’interno della fabbrica di Campogalliano | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Proseguendo al primo piano si accede all’area creativa e progettuale dello stabilimento. Un salone rotondo identico a quello del piano terra era la sede dei tecnici e ingeneri che progettarono la EB110 e la EB112. Le forme del soffitto riprendono chiaramente quelle dei cerchioni della bellissima Type 59. Tutto il sistema di riscaldamento è nascosto alla vista e il sistema d’illuminazione serviva anche da diffusore per la musica.

Stabilimento bugatti urbex
Ogni singolo dettaglio era dettato dal design, come dimostrato persino dagli ascensori | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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L’enorme salone dedicato alla progettazione tecnica. E’ evidente il legame fra luce naturale e design | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Bugatti fabbrica abbandonata
Qualche monitor abbandonato ci ricorda che stiamo visitando la zona degli uffici | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Grazie a un corridoio che unisce i due edifici, si entra nella sede amministrativa e dirigenziale dello stabilimento. Anche qui ritroviamo ampi locali luminosi. Artioli era fermamente convinto che ambienti spaziosi e illuminati dalla luce naturale, aumentassero il benessere dei dipendenti e la loro produttività.

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La sala server, un tempo questo era il meglio della tecnologia disponibile | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Urban exploration
Ogni dipendente fu pagato fino all’ultimo centesimo nonostante il fallimento | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Fabbrica bugatti eb110
La calda luce del tramonto irrompe nelle stanze donando tonalità dorate ai locali ormai vuoti da molti anni | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Sparpagliati per gli uffici, troviamo carte e raccoglitori pieni di documenti di poco conto. Ogni armadio contiene ancora i raccoglitori che si possono trovare in qualsiasi ufficio. Quasi tutti i disegni tecnici e i progetti importanti sono stati trasferiti alla Borel Engineering, nel capannone accanto a quello della Bugatti. Fondata da Jean-Marc Borel, ex amministratore delegato della Bugatti, la B.Engineering garantisce ancora oggi la manutenzione delle EB110 in mano ai collezionisti di tutto il mondo. La casa automobilistica creò due prototipi della Edonis basata sulla Bugatti EB110, ma pesantemente rivisitata. Il progetto fu accantonato e la vettura mai omologata.

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Alcuni documenti ben conservati della breve parentesi italiana della Bugatti | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
urbex Bugatti factory
Quello che rimane del genio e della passione dei dipendenti della Bugatti | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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I fornitori della Bugatti non consegnavano più i pezzi necessari a costruire le macchine e gli ordini non potevano essere evasi | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Il sogno di Romano Artioli svanì bruscamente dopo solo quattro anni di produzione con 150 vetture realizzate. Lasciando da parte fantasiosi complotti, la causa del fallimento della Bugatti è da ricercare nella cattiva gestione aziendale e nei costi esagerati del settore ricerca e sviluppo. Purtroppo Artioli non riuscì a trovare in tempo i fondi necessari per sanare i duecento miliardi di debiti. Lasciamo questo decadente tempio della velocità nel tardo pomeriggio, ringraziando Ezio per il tempo dedicatoci e per le preziose informazioni ricevute. Per chi fosse interessato a visitare lo stabilimento, il numero del custode è 338-9313173.

Bugatti ex stabilimento
La Sony A7II al lavoro nel salone principale dello stabilimento | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Stabilimento abbandonato bugatti
Nel tardo pomeriggio finisce la visita nello stabilimento della Bugatti e il sogno, iniziato qualche ora prima, svanisce definitivamente | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
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