Praticare urbex nel manicomio abbandonato di Colorno significa entrare in un luogo ancora carico di emozioni. Questi edifici sono solitamente grandi complessi dove all’interno è facile perdere l’orientamento. I corridoi bui e la poca luce che filtra dalle finestre contribuisce ad aumentare la sensazione d’inquietudine che pervade questa casa della follia.

Colorno
Il manicomio abbandonato di Colorno è rimasto vittima dell’incuria e dei vandali | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Manicomio abbandonato colorno
All’interno del manicomio i lunghi corridoi sembrano tutti uguali e fanno perdere l’orientamento | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Fra le mura del manicomio abbandonato di Colorno rimangono solo poche testimoniante di storie che raccontano dolore e disperazione. I pazienti di queste strutture difficilmente riuscivano a tornare alla vita di tutti i giorni. Chi entrava in questi luoghi era destinato a scomparire nel nulla, dimenticato da tutti.

Urbex
Carrozzine, deambulatori e attrezzi per la palestra sono sparsi per la struttura | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Alessiodileo
La luce che filtra attraverso le finestre rotte rischiara la tetra oscurità di questo posto dannato | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Gli psichiatri erano liberi di sperimentare nuovi e “innovativi” trattamenti per la cura delle malattie mentali sui pazienti internati in queste strutture. Pratiche come elettroshock e lobotomia frontale iniziavano a diffondersi anche nelle case di cura italiane. I medici si sentivano sperimentatori e innovatori, operando su malati che a fatica erano ormai considerati come persone.

Urbex manicomio abbandonato
Lobotomie, scosse elettriche e pesanti farmaci antidepressivi. Ecco come si curavano una volta i malati negli ospedali psichiatrici | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Alessio di leo
Trattati di medicina e vecchi farmaci scaduti | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Spogliato ormai di tutti gli arredi e di ogni cosa utile che un ladro o un vandalo possa trovare, rimane solo qualche carrozzina o deambulatore abbandonato lungo i corridoi. Gli schedari sono pieni delle cartelle cliniche dei pazienti, molte delle quali sparpagliate sul pavimento senza rispetto. E’ possibile trovare ancora qualche trattato di medicina e qualche flacone di farmaco ormai scaduto da molto tempo. Tutta la struttura versa in totale stato di abbandono e incuria.

Manicomio colorno
Muri scrostati e caos sono una costante all’interno del manicomio abbandonato | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Alessio dileo
Le numerose cartelle cliniche dei pazienti gettate a terra | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Ufficialmente il manicomio abbandonato di Colorno entrò in funzione nel 1873, in seguito allo scoppio di un’epidemia di colera. I locali di un antico palazzo ducale furono subito adattati per contenere i pazienti. Col passare del tempo, quella che doveva essere una soluzione temporanea, divenne la dimora definitiva per centinaia di anime perdute.

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Questa è una delle stanze meglio arredate del complesso, chissà a chi era destinata? | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Urbex manicomio
Ciò che rimane della zona adibita a parrucchiere all’interno del manicomio | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Più di mille malati erano internati in questo manicomio, assieme a personaggi poco graditi come vagabondi, prostitute e alcolizzati. Persino i bambini piccoli erano abbandonati in queste strutture. Tutti gli spazi erano organizzati in compartimenti stagni e i corridoi distribuiti sui vari piani erano tutti uguali. Tutto ciò aumentava il senso di disorientamento dei pazienti.

Urbex abandoned asylum
I bagni, come quasi tutto il resto della struttura, erano senza acqua calda e riscaldamento | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Manicomio colorno urbex
I disegni sulla parete lasciano intendere che in questa stanza furono rinchiusi dei bambini | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Le celle sono talmente piccole e anguste che solo a vederle si è colti da una sgradevole sensazione di claustrofobia. Non riesco a immaginare come potessero tenere persone rinchiuse in questi piccoli spazi per tutto il giorno. Osservando con attenzione, alcune delle porte presentano al loro interno i segni dei pazienti. I graffi vicino allo spioncino lasciano immaginare la disperazione provata dagli internati, rinchiusi in questi minuscoli spazi come animali in gabbia.

Abandoned asylum
Lungo i corridoi delle celle di detenzione l’atmosfera è opprimente | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Manicomio colorno
Sulle porte delle celle si riconoscono ancora i graffi dei pazienti attorno agli spioncini | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Il manicomio abbandonato di Colorno è diventato molto famoso grazie allo street artist brasiliano Herbert Baglione e il suo progetto “1000 Shadows”. L’artista ha dipinto sui muri del manicomio sinistri spettri e ombre nere per rendere omaggio alle povere anime intrappolate in questa struttura. Anche altri artisti si sono espressi con la loro arte all’interno del manicomio.

Murales
Questo murale sembra voler inghiottire tutto quello che si trova nella stanza | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Manicomio abbandonato urbex
Le inquietanti presenze oscure disegnate da Herbert Baglione | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Street art
Un murale di Nemo | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Fuori dal grande complesso, in un edificio a parte, c’è anche un piccolo obitorio. Il tavolo di marmo per l’autopsia è proprio in bella vista davanti a una delle finestre. Il numero irrisorio d’infermieri rispetto ai pazienti, lascia intendere che i decessi per mancate cure fossero all’ordine del giorno. Il manicomio di Colorono fu definitivamente chiuso agli inizi degli anni 90′.

Manicomio abbandonato esterno
L’atmosfera tetra all’esterno del manicomio abbandonato | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm
Obitorio
Il tavolo dell’obitorio | Sony A7II, Sony Zeiss 16-35mm

Un manicomio abbandonato per molte persone può essere un posto sgradevole da esplorare. Io non vedevo l’ora di visitarlo e fotografare quello che resta di questa interessante struttura. Fotografo edifici abbandonati sia per documentare l’abbandono di questi luoghi, sia per realizzare immagini interessanti da suscitare curiosità e meraviglia nello spettatore. Una volta dentro il manicomio, non mi sono neanche accorto del passare del tempo tanto ero preso a scattare fotografie mentre esploravo il vasto complesso. Anche questa volta ho scelto un equipaggiamento essenziale e leggero. Ho portato un solo corpo macchina, la mirrorless Sony A7II assieme al Sony Zeiss 16-35mm, il cavalletto Manfrotto 190MF4, un paio di faretti a led e guanti Mechanix.

Sony A7II
La Sony A7II al lavoro nel manicomio abbandonato | iPhone 5s
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